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24 abril 2006

Orgosolo: il muri qui parlano

http://www.adhikara.com/sardegna/orgosolo/murales_14.jpg


I murales non sono altro che frammenti di memoria e vita sociale. Narrano le fatiche, le denunce e le grandi conquiste della piccola comunità orgolese, passando con estrema disinvoltura dai colorati racconti di storia quotidiana alla raffigurazione di eventi e di lotte politiche di respiro mondiale: i fatti di Pratobello, vissuti in prima persona dalla popolazione, la voce dei disoccupati, la lotta all?emancipazione femminile, la guerra di Spagna, la siccità, la pastorizia, la politica, sono solo alcune delle tematiche affrontate. Purtroppo nessuna tutela è garantita ai murales, perciò molti di questi sono andati perduti in seguito ad opere di ristrutturazione degli edifici che li ospitavano, altri stanno scomparendo a causa dell?opera del tempo, ma fortunatamente si è provveduto alla restaurazione di alcuni di questi, oltre ovviamente alla creazione di nuovi dipinti, in maniera da salvaguardare un bene che, pur nella sua semplicità, non appartiene più solamente alla comunità orgolese ma è patrimonio di chiunque riesca ad apprezzarne il valore artistico e culturale, che sia dunque nativo o straniero non ha importanza.

fuente

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De sa zente, sos dolores non si poden canzellare. Cherides a non cagliare? Vida longa a sos murales" Quattro piccoli centri dell' isola,Villamar, S.Sperate, Serramanna ed Orgosolo, ospitano ed hanno dato origine ad un fenomeno molto interessante nel panorama artistico e culturale non solo dell' isola, ma dell' Italia in generale: il muralismo. Sui muri di queste quattro cittadine, ed in maniera minore su quelli di molti altri centri della Sardegna, dozzine e dozzine di pitture parlano della vita del paese, della storia e della cultura, oltre che della quotidianità dei sardi.

La parola murales indica quelle pitture eseguite sulle pareti di edifici pubblici o privati, alla cui composizione partecipano, nella maggior parte dei casi, più persone; tinte sui muri che narrano le fatiche, le denunce e le grandi conquiste di una piccola comunità, colorati racconti di storia quotidiana che si intrecciano armonicamente alla raffigurazione di eventi e di lotte politiche di respiro mondiale, evento culturale in mostra perenne e soprattutto gratuita per chi della Sardegna non vuole vedere solo il mare e le regate. In particolar modo è Orgosolo (comunità posta al margine settentrionale della Barbagia, a 18 km da Nuoro), paese simbolo dell' universo barbaricino, a distinguersi dagli altri anonimi paesi dell' entroterra per i caratteristici murales; alcuni di essi si proiettano vistosamente sui muri delle case, cosicchè lo sguardo del turista non può fare a meno di osservarli attentamente.

Famosi ormai in tutto il mondo, questi dipinti raccontano una storia, non solo sarda, sia sui muri delle case che sulle splendide rocce guardiane del luogo; spesso e volentieri, infatti, rivolgono lo sguardo allo scenario politico italiano: ricordano fraternamente la guerra civile in Spagna; con odio, invece, il generale Cadorna (proprio nella via a lui dedicata), responsabile a Caporetto di un vergognoso massacro; in ricordo dell' 8 marzo 1908 c'è un murales che immortala le 129 operaie morte nell' incendio della fabbrica di New York in cui erano state rinchiuse dal padrone; donne sarde che, con sdegno, stringono in pugno la bomba al neutrone, come a portarla via dalla loro incontaminata terra; sarcasticamente si ironizza sul presidente Leone; viene denunciata la condizione nelle carceri, il calvario dei detenuti e delle famiglie, le ingiuste carcerazioni, la travagliata realtà dei briganti e latitanti tallonati dai gendarmi; viene riportato il telegramma del partigiano e scrittore Emilio Lussu concorde con le proteste anti-NATO.

Complessivamente questi suggestivi ritratti di memorie e vita sociale rivelano un linguaggio semplice; nel caso in cui l' immagine non sia sufficiente alla comunicazione, il muralista si avvale delle didascalie, delle frasi memorabili, delle citazioni letterarie o politiche. Lo stile adottato è affine al messaggio che le pitture vogliono diffondere: benchè non manchino i murales estetizzanti ( alcuni tra i più recenti) stile trompe-l' oeil, l' effetto decorativo è in genere funzionale all' effetto espressivo. I tratti, i modi d'espressione e l' accostamento degli oggetti raffigurati rievocano di frequente Guernica di Picasso e lo stile cubista; le linee di certe raffigurazioni riportano alla mente i quadri di Lèger. In alcuni casi si ha come l' impressione di imbattersi nei codici espressivi dei muralisti messicani degli anni 20.

Le figure sono squadrate, voluminose e solide, i profili netti e taglienti, i colori risplendono su di uno sfondo scuro. Molti ritratti sono di evidente derivazione cubista: matrone dai fianchi larghi ed abbondanti stanno di fronte a patriarchi dalle mani ipertrofiche e nodose. Non si sa con precisione chi per primo abbia cominciato a dipingere murales in Sardegna: con tutta probabilità furono dei ragazzi delle scuole medie che nel 1975 realizzarono dei grandi manifesti murali dedicati alla resistenza, alla guerra in Vietnam, al nascente Parco del Gennargentu. Sin dall' origine i bersagli dei muralisti furono i governi dispotici ed i fautori di ingiustizie sociali, soprattutto lo stato italiano e l' America imperialista e guerrafondaia. Poi con estrema naturalezza, si passò ai muri delle case. Si ampliarono i temi: la lotta al capitalismo, l' omaggio a Gramsci, le campagne contro il banditismo, le lotte dei pastori. Ed i pittori divennero professionisti. Caposcuola, Francesco del Casino, originario di Siena, professore di educazione artistica. Circa il 90 per cento dei murales di Orgosolo sono opera sua.

E' proprio con lui che il numero dei muri tinteggiati aumentò, a partire dal 1975, quando volle celebrare il trentesimo anno della liberazione d' Italia, riproducendolo sui muri delle abitazioni orgolesi. Quello di Francesco del Casino è uno stile pittorico inconfondibile ed unico. Allievi, Pasquale Busca, di Orgosolo come Vincenzo Floris e Diego Asproni di Bitti. I murales sono pitture eseguite da singoli ( secondo" la tradizione dell' affresco" in Italia) e da gruppi (come vuole la tradizione, per così dire, politicizzata del muralismo), con tecniche estremamente semplici( pittura ad acqua, di quelle normali, per interni, stesa a pennello su muri esterni) senza le raffinatezze dell' affresco o dell'encausto e, per questo motivo, estremamente deteriorabili.

Tale elemento, comunque, non costituisce un problema: si potrebbe dire che sia una scelta esplicita dei pittori. I murales cambiano continuamente nel tempo: i più belli, per esempio, vengono aggiornati, integrati e rinfrescati; quelli più vecchi e che interessano di meno lasciati invece sbiadire e morire, oppure coperti da nuovi murales. La figura di Gramsci induce alla riflessione ed all' intelligenza mentre il volto quieto di un capo indiano denuncia le angherie e le sopraffazioni dei bianchi. Molti sono opera di studenti indirizzati dai loro insegnanti, mentre in alcuni è presente l'intervento di artisti esperti (in particolare a San Sperate, in cui lo scultore Pinuccio Sciola è stato tra i più accesi promotori di questa forma d' arte).

Le tecniche e gli stili impiegati sono i più disparati: si va dalla pittura ipergrafica stile americano all' impressionismo di fine secolo, dal naif al realismo, dal murale cileno ai disegni infantili. All' atto pratico i muri di molte cittadine sarde (altri murales sono a Carbonia, Iglesias, Ozieri, San Teodoro, etc.) sono diventate " le tele" di un' enorme scuola di sperimentazione pittorica all' aperto. La storia dei murales è però molto lunga. Il fenomeno della pittura parietale è vecchio quanto l' uomo, precedente addirittura all' invenzione del muro stesso. I murales di alcuni paesi della Sardegna risalgono quasi tutti al periodo che va dagli anni sessanta ai primi anni ottanta, quando il fenomeno si diffuse in tutto il paese. Erano anni in cui la gran parte della popolazione giovanile, ma non solo, si riuniva, discuteva, organizzava le più diverse attività per cercare di cambiare la società, di vincere le molte ingiustizie sperando o illudendosi di creare un mondo più felice.

I murales saranno una delle espressioni di quel particolare periodo ed in due paesi della Sardegna, Orgosolo e San Sperate, coinvolgeranno gran parte della popolazione. La tradizione muralistica continua tuttora con la realizzazione di nuove opere che riprendono le tematiche sociali attuali, locali, nazionali ed internazionali, adeguandosi alle problematiche relative alla contestazione della globalizzazione economica ed evolvendosi in trompe-l'oeil. Le immagini dei murales di Orgosolo, vero e proprio simbolo della fierezza barbaricina, hanno più volte fatto il giro del mondo.

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MURALES AD ORGOSOLO

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